Ordinazione presbiterale di fra Luca Minuto

I Frati Minori Cappuccini della Provincia del Piemonte annunciano con gioia l’ORDINAZIONE PRESBITERALE di fr. Valentino Beniamino Crugnoli e fr. Luca Minuto, per l’imposizione delle mani e la Preghiera di ordinazione di Mons. Franco Giulio Brambilla, SABATO 14 GIUGNO alle ore 10 presso la Cattedrale di Novara.

Invitiamo i fratelli di Chivasso, i collaboratori parrocchiali, i catechisti e gli animatori a partecipare a questo lieto evento con il pullman messo a disposizione dalla nostra Parrocchia, con partenza dal nostro viale alle ore 7,30. I posti sono limitati. Prenotarsi al più presto in ufficio parrocchiale.

DOMENICA 15 GIUGNO alle ore 10,30 presso la nostra Chiesa Madonna di Loreto fr. LUCA PRESIEDERÀ LA PRIMA EUCARESTIA.

Commento al Vangelo – V domenica di Pasqua

O insensata cura de’mortali

Quanto son difettivi sillogismi

Quei che ti fanno in basso batter l’ali…

(Dante Paradiso, canto XI)

A volte abbiamo l’impressione che la vita voglia tarpare i nostri desideri e i nostri sogni, ad alcuni viene da dire: “ siamo dei falliti perché non abbiamo realizzato quello che vogliamo. Sono i momenti in cui non pensiamo che la nostra vita è nelle mani di un Padre buono che non la abbandona. È difficile avere fede, non dico bollare la cartolina in chiesa, ma mettersi in gioco nelle relazioni che la vita ci mette davanti. Gesù nel Vangelo dice: “ abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Sembra che la faccia facile, ma ci sta dicendo: “ guardate me e imparerete a fidarvi di Dio. Guardate cosa mi succede e decidete se vale la pena vivere come sono vissuto io”. Quando Filippo gli chiede di mostrare il Padre Gesù insiste: “ io sono nel Padre e il Padre è in me”. È guardando a quella vita che possiamo costruire le nostre scelte senza temere di sbagliare, è guardando a lui che possiamo trovare il coraggio di lottare per la dignità di ogni uomo, di perdonare, di accogliere. Ecco perché la parola di Dio e in particolare il Vangelo sono così importanti, perché ci insegnano a costruire la nostra vita.

Quando gli apostoli si accorgono di aver dimenticato la Parola di Dio e di costruire su altro, lasciano immediatamente il posto ad altri. Da che cosa si accorgono di questo? Dal fatto che stanno facendo delle preferenze nella distribuzione del cibo e questo tipo di ingiustizia denota che non si sta costruendo sulla parola di Dio, di quel Dio che ama il diritto e la giustizia, perché ci chiama ad essere un solo corpo.

In Congo definiscono la Parola di Dio “Tala tala”, che significa specchio. Viene dal verbo kotala che significa vedere. Cioè la Parola di Dio mi fa vedere la mia vita, la mia storia, ma anche mi fa cogliere, vedere come la vorrebbe Dio. Quindi la Parola di Dio è un dono grande da rispettare e amare.

Mese mariano 2014 – Santo Rosario

Venerdì 9, 16, 23 Maggio alle ore 20,30 verrà recitato il Santo Rosario davanti alla cappellani del viale parrocchiale.

In caso di pioggia il Santo Rosario verrà recitato in Chiesa.

Commento al Vangelo – III domenica

È sconvolgente il potere di un racconto. Quando nell’Odissea l’eroe intrepido Odisseo sente narrare la distruzione di Troia, scoppia a piangere come un bambino, proprio perché il racconto lo prende nel profondo della sua esistenza. Il racconto genera identità, pensiamo solo al nostro ritrovarci tra persone che non si vedono da qualche tempo: quanti episodi vengono rievocati per l’occasione.

Allo stesso modo noi cristiani ogni volta che ci raduniamo in chiesa facciamo come Pietro, raccontiamo le ragioni del nostro vivere, cioè il fondare la speranza sulla resurrezione di Cristo.

Viviamo circondati dalla precarietà e l’idea della morte e del male ci fa dubitare che la nostra vita abbia un senso. Vediamo tanto male e intuiamo che c’è qualcosa oltre questo male, senza però riuscire a comprenderlo. È qui che siamo chiamati ad aprire il cuore e l’intelligenza alla buona notizia che Cristo è risorto, che quella vita non si è infranta miseramente contro le scogliere della morte, ma è stata ripresa da Dio, quel Dio che in Gesù si rivela in modo definitivo.

Togliamoci quindi le false idee di Dio che vengono da letture svariate e accogliamo Dio come Signore della vita. Ecco allora che il nostro essere a Messa è un raccontare: raccontiamo a Dio quello che Gesù ha fatto perché quella sia la nostra storia, perché la nostra vita che pur tra mille fatiche si offre agli altri, sia abitata da Dio.

Possa verificarsi anche per la nostra vita quello che scrive fr. Roger in un suo pensiero poetico:

“Incanto dinanzi a tutto ciò che colma lo sguardo. Freschezza dei brevi acquazzoni. Tornato il sole ravvivano ogni filo d’erba…e la corsa riprende, nell’alternarsi di salti di gioia e di attese deluse. In questi piccoli nonnulla s’iscrive come in filigrana un amore della vita, una sorgente senza la quale tutto sarebbe insipido”.

Commento al Vangelo – II domenica di Pasqua

Non è incredulo Tommaso, è il credente che ha capito. Non gli basta che gli appaia Signore, vuole sapere se veramente è quel Signore crocifisso. Il vangelo di Giovanni ha la tentazione di volare troppo in alto e di perdere il contatto con la terra. Alcuni cristiani cominciavano a dubitare che Gesù fosse veramente morte. Invece questo episodio recupera la resurrezione nella sua pienezza, quale risposta di Dio ad una vita costruita nell’accoglienza incondizionata della sua promessa.

La resurrezione non cancella tutto quello che è stata la vita qui, la resurrezione è la nostra vita messa nelle mani di Dio. San Pietro usa l’immagine dell’oro che viene purificato dalle scorie, così la resurrezione è quella purificazione della nostra vita dalle scorie del male.

La resurrezione è una realtà ancora invisibile e con la conclusione dell’episodio Giovanni si rivolge a noi che non vediamo Gesù, ci invita a non credere ad una fede troppo spirituale: la fede è la capacità di andare avanti nella vita tra le difficoltà anche estreme, non una titanica certezza. Scriveva Natalia Ginzburg: La fede non è una bandiera da portarsi in gloria” ma una candela accesa che si porta in mano tra pioggia e vento in una notte d’inverno”. La fede è la speranza che Dio intervenga anche nell’oscurità del Golgota della nostra vita, l’apertura ad una speranza che si fonda sulla buona notizia del Crocifisso risorto.

Propongo allora una piccola poesia del poeta romano Trilussa, una poesia che ci possiamo portare a casa:

 

Quella vecchietta cieca, che incontrai

la notte che me spersi in mezzo ar bosco,

me disse: – Se la strada nun la sai,

te ciaccompagno io, ché la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,

de tanto in tanto te darò ‘na voce,

fino là in fonno, dove c’è un cipresso,

fino là in cima, dove c’è la Croce…

Io risposi: – Sarà … ma trovo strano

che me possa guidà chi nun ce vede… –

La cieca allora me pijò la mano

e sospirò: – Cammina! – Era fa Fede.

Commento al Vangelo – Domenica di Risurrezione

Luce e tenebre,

morte e vita,

peccato e perdono.

Con coppie di opposti

questa notte entra nel tempo;

questa notte che crea il tempo.

Il fuoco torna ad accendersi,

è Cristo risorto che può dire alla nostra vita:

Coraggio, continua a camminare,

non avere paura.

La paura ci blocca, ci impedisce di guardare avanti, di fare progetti,

e se poi fallissi?

La resurrezione ci insegna a mettere in conto il fallimento,

sapendo che non ha l’ultima parola.

 

L’acqua è vira nuova che risorge in Cristo.

Ogni anno a primavera tutto riprende vita,

una vita che non era mai stata interrotta.

Non così per Gesù: la morte aveva interrotto bruscamente una vita,

non c’era più niente da fare.

Solo Dio può donare vita nuova

dopo la morte.

È come un sorriso, donato

dopo un litigio;

una parola nuova, donata

a chi è nella disperazione.

 

La luce di Cristo risorto

non guarda solo al futuro,

guarda anche al passato:

tutta quella storia di salvezza

da Adamo a Mosè e a Gesù,

fino a noi, è una storia destinata alla pienezza,

a fiorire,

anche se non sembra essere così.

Tutte le nostre intuizioni di bene sono confermate dalla resurrezione;

non illusioni,

ma anticipazioni.

 

Infine l’Eucaristia,

quel pane e vino che due giorni fa contenevano

una morte incomprensibile,

una vita spezzata,

ora significano che tutto non si è fermato a quella pietra sepolcrale.

Così la vita di chi segue Cristo

Presenta, sul cammino, la croce,

ma sappiamo che essa è più forte della morte.

Se per qualcuno dire che:

“la vita è così grande

che quando sarai sul punto di morire,

pianterai un ulivo,

convinto ancora di vederlo fiorire”

è solo una canzone,

per chi ha visto il sepolcro vuoto

e ha incontrato il Risorto nella Galilea di ogni giorno,

è una luce che guida nel buio.

Calendario delle celebrazioni della Settimana Santa

VENERDÌ 11 APRILE 2014 – ORE 20,45: 

  • LITURGIA PENITENZIALE con CONFESSIONI per tutti i fedeli e gruppi parrocchiali.

DOMENICA DELLE PALME – 13 APRILE 2014: 

  • Ore 10,15: Benedizione dell’ulivo, breve processione e ingresso in Chiesa per la S. Messa.

GIOVEDÌ SANTO – 17 APRILE 2014:

  • Ore 7,30: PREGHIERA DELLE LODI con i fedeli (in Chiesa).
  • Ore 18: EUCARESTIA dell’Ultima Cena del Signore. (Presiede fr. Carlo Basili). Segue l’Adorazione Eucaristica.

VENERDÌ SANTO – 18 APRILE 2014:

  • Ore 7,30: PREGHIERA DELLE LODI con i fedeli (in Chiesa).
  • Ore 15: “VIA CRUCIS per i bambini”
  • Ore 18: “LITURGIA DELLA CROCE” (Presiede fr. Luca Isella)
  • Ore 21: “VIA CRUCIS” (nel nostro viale o in Chiesa)

SABATO SANTO – 19 APRILE 2014:

  • Ore 7,30: PREGHIERA DELLE LODI con i fedeli (in Chiesa). Sosta presso la Croce del Signore meditando la Sua Passione e Morte. Non si celebra l’Eucarestia.
  • Ore 21,00: Inizio “VEGLIA PASQUALE.” (Presiede fr. Stefano Campana). “Lucernario e Annuncio Pasquale”. Liturgia della Parola di Dio, Liturgia Battesimale, Eucarestia nella Notte della Risurrezione.

 20 APRILE 2014 – DOMENICA di RISURREZIONE: SS. Messe ore 8 – 10,30 – 18; ai Torassi: ore 9,30; a Betlemme: ore 10,45.

LUNEDÌ 21 APRILE 2014 – Lunedì dell’Angelo: S. Messa ore 18.

Commento al Vangelo – Domenica delle Palme

«Spesso il male di vivere ho incontrato

Era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato…»

In pochi versi il poeta Eugenio Montale riassume l’esperienza dolorosa della vita. A volte desidereremmo essere indifferenti a tutto come suggeriscono le immagini della poesia: la statua, la nuvola e il falco alto levato., insomma, scappare da questa vita. In fin dei conti è il dilemma che Shakespeare riassume in quel celebre monologo che inizia con “to be or not to be”: essere o non essere: vivere la vita o scappare, nascondersi, forse morire.

Gesù non risolve il problema del vivere e vive fino all’ultimo riponendo la sua fiducia in un Dio Padre Creatore. Gesù pensa che Dio possa liberarlo dalla morte e fino alla fine resta fedele a questa sua speranza:

Credi che io non possa pregare il Padre mio che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli?

In questo fidarsi si inserisce il nostro dar credito a Dio, il nostro faticoso vivere e morire. Non a caso nella preghiera di colletta abbiamo detto:

«Dio onnipotente che ahi dato come modello agli uomini il Cristo … fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione per partecipare alla gloria della resurrezione».

Gesù muore, come tutti noi, non è immortale, e quel grido finale che l’evangelista riporta – «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»- dice che quella morte resta ancora in attesa di una risposta da parte di Dio. Anche la nostra vita resterà aperta a questa risposta o preferiamo chiuderci sulle nostre sicurezze, come quei capi che devono sigillare la tomba e mettere guardie, per paura che quel Gesù possa in qualche modo aver avuto ragione?