Testimoni – Chiara Luce Badano

In occasione della serata dedicata a Chiara Luce Badano, che si svolgerà sabato 4 Dicembre alle ore 21 presso la Parrocchia San Giuseppe Lavoratore, abbiamo voluto aggiungere una sua breve biografia nella pagina “Testimoni” della sezione “Percorsi di Fede.

Una giovane vita volta unicamente all’Amore di Cristo e all’Amore verso il prossimo. Clicca qui per andare alla pagina.

Una vita che dà diritto al titolo di “Santo”

«Non c’è che una tristezza, quella di non essere santi». Così termina il libro di Léon Bloy “La donna povera”. È davvero una tristezza, che ci portiamo dentro quella di non essere santi, a richiamo del passo evangelico « Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48) o del passo parallelo «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.» (Lc 6, 36). Noi tutti alla fine della vita saremo giudicati sull’amore.

inizioQualche giorno fa ho letto dell’importante riconoscimento a un sacerdote della nostra diocesi, che è stato nominato “Cappellano di Sua Santità”… “carica che dà diritto (cito il giornale) al titolo di monsignore”. Ma è possibile che nel 2010 si debba ricorrere ancora a questi titoli feudali, arcaici, di sicuro poco evangelici?

In questo mese ricorderemo santi del calibro di Santa Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux), San Francesco, Santa Teresa di Gesù (d’Avila)… o ripensate alla vita di Filippo Neri (che abbiamo visto recentemente nella fiction di Rai 1). Tutti fratelli e sorelle che con la loro vita hanno acquistato il diritto di essere chiamati “SANTI”. La gloria di questo mondo, anche nella Chiesa, passerà, saremo giudicati sulla nostra capacità di aver amato come Lui ci ha Amati, fino alla fine. Ricordo ancora che alla fine del film “Preferisco il Paradiso” un cardinale amico di Filippo Neri gli scrive dicendogli: “Ho avuto tutto, sono arrivati in cima… ma ancora oggi quello che mi rende veramente felice è il ricordo di un GRAZIE di un povero e del tuo SORRISO sereno”.

Siamo tutti chiamati alla santità. Essere santi in realtà non significa la perfezione ma essere quelli che si è, camminando ogni giorno per strade ondulate della vita, fra salite e discese, avendo come meta davanti a noi quel sole seminascosto Cristo Gesù, un po’ uomo e un po’ Dio, sapendo che non ci perderemo guardando a Lui e con la sicurezza del salmista potremo ripetere ogni giorno: «Perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa».

Come scrive Madeleine Delbrệl: «Noi altri, gente della strada, crediamo con tutte le forze che questa strada, questo mondo in cui Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità. Crediamo che nulla di necessario manchi, perché se questo necessario ci mancasse, Dio ce l’avrebbe già dato»

Noi gente comune, gente qualunque di un qualunque luogo siamo chiamati a vivere la possibilità della grazia della santità in quel quotidiano andare, riservato a ognuno di noi, con le nostre solitudini e le nostre gioie, scrostando dal cuore invidie e ire, lasciando che Dio faccia la Sua Volontà d’Amore in noi.

Santità come attesa, sentita e non solo pensata, che non chiede eroismi particolari; chiede di essere capaci di una preghiera semplice, abbandonati alla volontà di chi ci ha creati. Essa sta nel rammendare o nel cucinare, nell’andare al lavoro ogni mattina in fabbrica o in ufficio, nel curare un malato o educare un figlio alla vita, nel aprire alla mattina o chiudere alla sera le persiane delle nostre abitazioni, volgendo ogni tanto lo sguardo al cielo, nel suo azzurro infinito e nei giorni uggiosi di pioggia, cogliendo la presenza amorevole e provvidenziale di un Padre, che ci ama così come siamo, nei nostri limiti, debolezze, peccati, sapendo però che nel suo amore tutto è possibile, sapendo che anche il deserto del nostro cuore può fiorire e profumare di santità, la santità semplice dei nostri gesti quotidiani.

D’altronde la santità non è fare cose straordinarie, ma vivere l’ordinario con cuore straordinario.

Il Signore vi dia Pace.

Fra Alberto.