Triduo pasquale 2013

Triduo pasquale 2013

Calendario della Settimana Santa nella Chiesa Parrocchiale

  • DOMENICA DELLE PALME 24 MARZO Ore 10,15:   Benedizione dell’ulivo, breve processione e ingresso in Chiesa per la S. Messa.
  • MERCOLEDÌ 27 MARZO – ORE 20,45LITURGIA PENITENZIALE con CONFESSIONI per tutti i fedeli e gruppi parrocchiali
  • GIOVEDI’ SANTO 28 MARZO – ORE 18: EUCARESTIA dell’Ultima Cena del Signore. Segue l’Adorazione Eucaristica.
  • VENERDI’ SANTO 29 MARZO – ORE 18: “LITURGIA DELLA CROCE”; ORE 21: “VIA CRUCIS” (nel nostro viale o in Chiesa)
  • SABATO SANTO 30 MARZO – ORE 21,30: Inizio “VEGLIA PASQUALE.”
  • 31 MARZO DOMENICA di RISURREZIONE: SS. Messe ore 8 – 10,30 – 18.
  • LUNEDÌ 1 APRILE – LUNEDÌ DELL’ANGELO: SS. Messe ore 8 e 18.

Calendario della Settimana Santa A Torassi e Betlemme

  • GIOVEDI’ SANTO  28 MARZO – EUCARESTIA dell’Ultima Cena del Signore. TORASSI: ORE 18; BETLEMME ORE 20,30.
  • DOMENICA DI RISURREZIONE 31 MARZO: TORASSI ORE 9,30; BETLEMME ORE 10,45.

Preghiera delle Lodi con i fedeli (Chiesa parrocchiale)

  • GIOVEDI’ SANTO 28 MARZO: ORE 7,30
  • VENERDI’ SANTO 29 MARZO: ORE 7,30
  • SABATO SANTO 30 MARZO: ORE 8,00

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Il pane del cielo e la bevanda di salvezza

Dalle “Catechesi” di Gerusalemme (Catech. 22, Mistagogica 4, 1.3-6; PG. 33, 1098-1106)

«Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo. E preso il calice rese grazie, e disse: Prendete e bevete; questo è il mio sangue» (1 Cor 11,23).

Poiché egli ha proclamato e detto del pane: “Questo è il mio corpo”, chi oserà ancora dubitare? E poiché egli ha affermato e detto: “Questo è il mio sangue”, chi mai dubiterà, affermando che non è il suo sangue?

Perciò riceviamoli con tutta certezza come corpo e sangue di Cristo. Nel segno del pane ti vien dato il corpo e nel segno del vino ti vien dato il sangue, perché, ricevendo il corpo e il sangue di Cristo, tu diventi concorporeo e consanguineo di Cristo. Avendo ricevuto in noi il suo corpo e il suo sangue, ci trasformiamo in portatori di Cristo, anzi, secondo san Pietro, diventiamo consorti della natura divina.

Un giorno Cristo, disputando con i Giudei, disse: “Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete in voi la vita” (cfr. Gv 6,53). E poiché quelli non capirono nel giusto senso spirituale le cose dette, se ne andarono via urtati, pensando che li esortasse a mangiare le carni. C’erano anche nell’antica alleanza i pani dell’offerta, ma poiché appartenevano all’Antico Testamento, ebbero termine. Nel Nuovo Testamento c’è un pane celeste e una bevanda di salvezza, che santificano l’anima e il corpo. Come infatti il pane fa bene al corpo, così anche il Verbo giova immensamente all’anima. Perciò non guardare al pane e al vino eucaristici come se fossero semplici e comuni elementi. Sono il corpo e il sangue di Cristo, secondo l’affermazione del Signore. Anche se i sensi ti fanno dubitare, la fede deve renderti certo e sicuro.

Bene istruito su queste cose e animato da saldissima fede, credi che quanto sembra pane, pane non è, anche se al gusto è tale, ma corpo di Cristo. Credi che quanto sembra vino, vino non è, anche se così si presenta al palato, ma sangue di Cristo.

Di queste divine realtà già in antico David diceva nei Salmi: “Il pane che sostiene il suo vigore e l’olio che fa brillare il suo volto” (Sal 103,15). Ebbene sostieni la tua anima, prendendo quel pane come pane spirituale, e fa’ brillare il volto della tua anima.

Voglia il cielo che con la faccia illuminata da una coscienza pura, contempli la gloria del Signore come in uno specchio, e proceda di gloria in gloria, in Cristo Gesù, Signore nostro.

A lui onore, potestà e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

A tutti l’Augurio di una Santa Pasqua nel Signore Risorto. dalla Parrocchia Madonna di Loreto in Chivasso.

Jorge Mario Bergoglio è il nuovo Papa

Jorge Mario Bergoglio è il nuovo Papa

Il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita, 76 anni era stato il cardinale favorito dopo Ratzinger già all’ultimo conclave. Bergoglio è stato un porporato anomalo. ha sempre rifiutato incarichi nella Curia romana, e in Vaticano è sempre venuto soltanto quando era proprio indispensabile. Fra i vizi degli uomini di Chiesa quello che meno sopporta è la «mondanità spirituale»: carrierismo ecclesiastico travestito da ricercatezza per le forme clericali.

Nato a Buenos Aires, la città di cui diventerà arcivescovo, il 17 dicembre 1936, da una famiglia di origini piemontesi, si è diplomato come tecnico chimico, quindi è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e quindi in Argentina ha conseguito la laurea in filosofia e successivamente in teologia. Ha fatto il professore e il rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia e al contempo parroco del Patriarca San José, nella diocesi di San Miguel.Nel 1986 ha completato in Germania la sua tesi di dottorato, quindi i superiori lo hanno destinato alla chiesa dei gesuiti di Cordoba come direttore spirituale e confessore. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, nel 1997 è diventato coadiutore e un anno dopo è succeduto al cardinale Antonio Quarracino, per sei anni, fino al 2011 è stato presidente della Conferenza episcopale argentina.Non ha né autista né macchine blu. A Buenos Aires usa la metropolitana. Anche a Roma si muove a piedi o con i mezzi pubblici. Chi lo conosce lo considera un vero uomo di Dio: la prima cosa che ti chiede, sempre, è di pregare per lui.
Il nuovo Papa, nelle congregazioni pre-conclave aveva parlato di un cristianesimo della misericordia e della letizia. I suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina. Senza scantonamenti dottrinali, cerca ogni soluzione possibile per far sentire a casa loro, nella comunità cristiana, anche i più lontani. La Chiesa, ripete, deve mostrare il volto della misericordia di Dio. 

[ANDREA TORNIELLI da VaticanInsider – La Stampa del 13 marzo 2013]

Il saluto del Papa

Il saluto del Papa

Un ringraziamento per «il grande aiuto», un appello a essere come «un’orchestra» dove le voci possono essere diverse ma poi in «concorde armonia» e l’omaggio al suo successore a cui promette «incondizionata riverenza e obbedienza». 

Benedetto XVI saluta i cardinali per l’ultima volta. Un discorso preparato proprio «nell’imminenza dell’incontro», spiega padre Lombardi, breve ma che mira dritto al cuore dei cardinali, 144 i presenti in sala Clementina, molti dei quali visibilmente commossi. Lui, il Papa, invece resta per tutto l’incontro sereno e sorridente. Con un atto inatteso anticipa quello che i porporati faranno nella Cappella Sistina e rende omaggio al futuro Pontefice. Saluta uno ad uno tutti i cardinali. Il decano Sodano aveva loro chiesto, prima che arrivasse il Pontefice, di essere brevi. Ma la processione è senza fretta. Lunga la stretta di mano con l’arcivescovo di Milano Scola. Il più giovane, il filippino Tagle si avvicina, gli sussurra qualcosa nell’orecchio e gli strappa una lieve risata. Chi si toglie lo zucchetto, chi si inginocchia, chi bacia l’anello del pescatore. Benedetto XVI sorride con serenità. Un commiato durato oltre un’ora. Qualche porporato gli lascia un proprio ricordo: una lettera, un libro. Tutti ricevono una scatolina rossa con un rosario. Una stretta di mano anche con il discusso Mahony. «Gli ho chiesto di pregare per la gente di Los Angeles», twitterà poco dopo.  

Da oggi il silenzio di Ratzinger sarà colmato dai conciliaboli delle eminenze che cercano il suo successore. Stamattina i cardinali presenti a Roma si incontreranno in modo informale. Non sono ancora partite, infatti, le lettere di convocazione di Sodano per la prima Congregazione Generale prevista nell’Aula del Sinodo lunedì alle 9,30. Sono 115 gli elettori. Negli incontri segreti già in corso prende quota la candidatura di Odilo Pedro Scherer, brasiliano di origini tedesche (gradito a Bertone) arcivescovo di San Paolo, un’esperienza nella Curia romana alla congregazione dei vescovi. Solido di dottrina, ha anche dimistichezza con le questioni finanziarie, essendo uno dei cinque porporati che sorveglia sulle attività dello Ior. Il nuovo Papa, però, potrebbe venire dall’Europa. Sono ben 60 i conclavisti del Vecchio continente, e non mancano personalità di spicco come l’arcivescovo di Budapest Peter Erdo, presidente degli episcopati europei o l’arcivescovo di Vienna, Schoenborn, «ratzingeriano», conservatore ma con grande capacità di dialogo con i settori più ribelli della sua Chiesa, «padrino» di YouCat, un catechismo per giovani molto apprezzato in tutto il mondo. Un candidato in grado di rappresentare Stati Uniti, Sud America e Europa è Sean O’Malley, cappuccino già missionario sull’Isola di Pasqua, cappellano per i «latinos» a Washington (mentre insegnava letteratura ispanica e portoghese all’Università Cattolica). Come arcivescovo di Boston ha ridato credibilità a una chiesa distrutta dallo scandalo pedofilia. Se eletto potrebbe chiamarsi Francesco I. 

Decisivo sarà il fattore-pedofilia in Conclave. A vario titolo una decina di conclavisti sono messi fuori gioco o azzoppati dalla bufera-abusi. Sia perché siano accusati di aver insabbiato casi accaduti nella loro diocesi (Brady, Danneels, Mahony), sia perché con responsabilità minori abbiano ricevuto critiche per come hanno gestito l’emergenza degli scandali provocati dai preti pedofili e ne abbiano dovuto rendere conto anche in tribunale o all’opinione pubblica (Dolan, Pell), sia perché abbiano difeso negli anni passati il potente fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, il pedofilo messicano padre Maciel (Sandri che fu nunzio in Messico, Re, Dziwisz, Rodè). Perciò, dopo il pontificato della «purificazione» di Ratzinger e il ciclone Vatileaks, adesso la vera contrapposizione non sarà quella solita tra innovatori e conservatori, ma tra coloro che vogliono proseguire sulla linea ratzingeriana di tolleranza zero (come Schoenborn e O’Malley) e chi (come Levada) ritiene che si sia fatto già abbastanza contro gli abusi del clero e che per il buon nome della Chiesa non vada esasperato il giustizialismo. Il futuro è ora.

[Giacomo Galeazzi, da La Stampa dell’ 1/3/2013]

I 7 anni e 10 mesi di Benedetto XVI

I 7 anni e 10 mesi di Benedetto XVI

Oggi Benedetto XVI lascia il Soglio di Pietro. Quanto è durato il suo pontificato?  

Sette anni, 10 mesi e 9 giorni. Se il pastorale-mediatico Wojtyla è stato il Papa dei gesti storici, il teologo Ratzinger lo è stato della parola. Soprattutto scritta, con i tre libri su «Gesù di Nazaret» che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo e tre encicliche stampate anch’esse in milioni di copie. Benedetto XVI ha tenuto fede al suo motto episcopale: «Collaboratore della verità». Un’enciclica sul tema della fede (annunciata ufficialmente dalla Sala Stampa della Santa Sede) avrebbe dovuto essere pubblicata a conclusione delle celebrazioni per l’Anno della Fede. Resterà invece nel cassetto. Un Pontefice scrittore ma anche capace di predicare alle folle. Quella di ieri, l’ultima di Joseph Ratzinger, è la 348° udienza generale. Incontri con fedeli e pellegrini, quelli del mercoledì mattina in piazza San Pietro o nell’Aula Paolo VI in Vaticano, che hanno radunato in totale 5.116.600 fedeli (dall’aprile 2005 al 27 febbraio 2013). 

Qual è stato il centro del suo Magistero?  

I valori non negoziabili. L’espressione, pronunciata nel discorso ai parlamentari del Ppe del marzo 2006, è una declinazione della sua idea che esistano valori irrinunciabili espressa nella «Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica». Un documento centrale nella storia della Chiesa Cattolica di questo inizio di millennio, redatto nel 2002 a cura dell’ex Sant’Uffizio sotto la guida dello stesso Ratzinger che poi ne ha ripreso e sviluppato i contenuti negli otto anni del suo pontificato. Benedetto usa questa formula (riferendosi alla promozione della vita umana dal suo concepimento fino alla fine naturale, alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, all’educazione dei figli) per indicare la soglia morale al di sotto della quale nessuno secondo la Chiesa deve scendere, il nucleo etico di cui singoli e organizzazioni civili non possono disporre dal momento che esso è iscritto nella stessa natura. 

È stato un Papa «globetrotter»?  

Sì. Ha compiuto 24 viaggi all’estero e una trentina in Italia, percorrendo oltre 160 mila chilometri. Certo non sono cifre paragonabili a quelle di Giovanni Paolo II, che si recò 104 volte all’estero e 146 in Italia, ma Karol Wojtyla era stato eletto a 58 anni. Un confronto quello con il predecessore, da lui beatificato il 1 maggio 2010, che ha accompagnato Joseph Ratzinger nel suo Pontificato, ma del quale egli non si è in realtà mai preoccupato. Alla domanda se vivesse come un problema il fatto di non avere le caratteristiche di Papa Wojtyla, posta dal giornalista tedesco Peter Seewald, Benedetto XVI rispose: «Mi sono semplicemente detto che sono quel che sono. Non cerco di essere un altro. Quel che posso dare do, e quel che non posso non cerco nemmeno di darlo». 

Ha sperimentato sul web?  

Sì. Ha varato il 12 dicembre scorso il suo profilo Twitter con oltre due milioni di follower. Ma ora il nuovo strumento di comunicazione del Papa dovrà per forza fermarsi con la sede vacante. L’account in nove lingue sarà bloccato, dopo due mesi e mezzo di attività, in corrispondenza con la rinuncia di Benedetto XVI al soglio pontificio. Silenzio assoluto dopo l’«extra omnes» e la chiusura delle porte della Cappella Sistina. E per sentire «cinguettare» nel palazzo Apostolico bisognerà attendere l’elezione del nuovo Papa, che dovrà decidere se e come utilizzare l’eredità 2.0 di Ratzinger.  

Come sarà ricordato?  

Il Papa della purificazione. Che ci fosse la «sporcizia» nella Chiesa, lo aveva denunciato poche settimane prima di essere eletto, durante la via Crucis al Colosseo. Che la «bellezza» annienti la sporcizia e sveli la «verità», sembra uno dei segreti della forza di Ratzinger. Il riformatore Benedetto XVI è stato anche, suo malgrado, il Papa di Vatileaks. E celebrando le ceneri all’inizio della quaresima, due giorni dopo aver annunciato la rinuncia al pontificato, ha denunciato le «colpe» contro l’«unità» della Chiesa, gli «scandali» e l’ipocrisia di chi è pronto a «stracciarsi le vesti» per i peccati degli altri senza assumere la responsabilità dei propri. Concludendo il ritiro di quaresima con la Curia, sotto i mosaici rosso vivo, blu cobalto, e oro della cappella Redemptoris Mater, ha commentato che il «maligno» vuole sempre «sporcare la creazione per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verità e la sua bellezza». 

Il suo testamento spirituale?  

In un mondo in cui tante ideologie, come il marxismo e l’illuminismo, hanno sperimentato lo scacco del fallimento, occorre rimettere al centro Dio. Nell’enciclica «Spe salvi» il Papa elenca le speranze terrene fallite, perché hanno preteso di portare la giustizia tra gli uomini senza Dio. «Un mondo che si fa giustizia da solo è un mondo senza speranza», afferma Benedetto XVI. L’errore fondamentale di Marx è stato di dimenticare l’uomo e la sua libertà. «Credeva che una volta messa a posto l’economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo». L’ateismo dell’era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia».

[a cura di Giacomo Galeazzi – da La Stampa del 28/2/2013]

Wojtyla santo, presentato il miracolo

Wojtyla santo, presentato il miracolo

Alla Congregazione delle cause dei santi è arrivato il dossier con il caso di una guarigione miracolosa attribuita al Pontefice polacco beatificato nel 2011 dal suo successore.

 

C’è un presunto miracolo attribuito all’intercessione del beato Giovanni Paolo II. Una guarigione inspiegabile che nei giorni scorsi il postulatore della causa, monsignor Slawomir Oder, ha presentato alla Congregazione delle cause dei santi presieduta dal cardinale Angelo Amato. Tutto è avvenuto in gran segreto, nella massima riservatezza. Ma di questo hanno parlato tre settimane fa lo stesso Amato e l’arcivescovo di Cracovia, il cardinale Stanislaw Dziwisz, già segretario particolare di Papa Wojtyla e grande sponsor della sua canonizzazione. È per questo motivo, in quello che fu l’inner circle del Pontefice polacco si era persino diffusa la speranza che l’aureola definitiva per Wojtyla potesse arrivare entro il 2013.

 

Un’autorevole fonte conferma a Vatican Insider che questo passo in avanti è stato compiuto, anche se la presunta guarigione non è stata ancora presa in esame dalla Consulta medica della Congregazione, presieduta dal dottor Patrizio Polisca, il medico personale di Benedetto XVI. Com’è noto, per arrivare alla beatificazione è necessario che la Chiesa attesti e riconosca un miracolo attribuito all’intercessione del candidato agli altari e avvenuto dopo la sua morte. Per passare dalla beatificazione alla canonizzazione, atto proclamato dal Pontefice che implica l’infallibilità e rende il culto del santo universale, occorre certificare un secondo miracolo. Quest’ultimo deve essere avvenuto dopo la beatificazione. E dunque, nel caso di Papa Wojtyla, dopo la cerimonia avvenuta il 1° maggio 2011 alla presenza di una immensa folla.

 

Spetta ora alla Congregazione delle cause dei santi studiare il caso e vedere se la guarigione che è stata presentata ha le caratteristiche per passare al vaglio della Consulta medica, composta da vari specialisti, chiamati a esprimersi sull’inspiegabilità scientifica di quanto accaduto.
Il miracolo che aveva portato alla beatificazione di Wojtyla era stata la guarigione dal morbo di Parkinson di una religiosa francese, suor Marie Simon Pierre, che lavorava nel reparto maternità di un ospedale. Si era ammalata della stessa sindrome che aveva colpito Giovanni Paolo II. Le consorelle avevano pregato il Papa appena scomparso. E suor Marie Simon Pierre era guarita improvvisamente. A motivo delle difficoltà di diagnosticare con esattezza certe malattie neurologiche, l’iter per il riconoscimento di questa guarigione non era stato affatto facile. Non tutti i medici consultati si erano detti favorevoli, anche se poi la Congregazione si era espressa positivamente.

 

La clamorosa rinuncia di Benedetto XVI potrebbe far ritardare il processo di canonizzazione di Papa Wojtyla? Teoricamente no, perché fino al 28 febbraio la Congregazione delle cause dei santi continua il suo lavoro normalmente. È certo però che il conclave e poi i primi passi del nuovo Papa potrebbero giustificare un rallentamento, magari rispetto alle aspettative dell’entourage polacco del beato e quasi santo. In ogni caso, un passo in più verso all’aureola definitiva è stato fatto. Anche se in realtà non si possono fare previsioni per quanto riguarda i tempi e bisogna attendere che i medici della «fabbrica dei santi» facciano le loro valutazioni per poi passare il dossier ai teologi e ai cardinali.

[da VaticanInsider – La Stampa del 15 febbraio 2013]