Seconda fase: 1624-1639

Nella Relazione della Visita Apostolica ai frati Cappuccini del Piemonte, compiuta da mons. Francesco Luserna Rorengo di Rorà, a proposito dell’altare maggiore si legge anche che “est sub titulo B. M. V. Lauretanae, cujus effigies espressa habetur in Icone, praeterquam collocatum etiam est in loculamento super ipsum Altare exornato Simulacrum ejusdem B.M.V. Lauretanae, vitro clauso…” ( l’Altare è dedicato alla Vergine di Loreto, la cui immagine è dipinta in un quadro, non solo, ma dietro al quale, in una nicchia sopra il medesimo Altare, coperta da lastra di vetro, è anche collocato il magnifico simulacro scolpito della stessa Vergine di Loreto…).1624-1639

Il I maggio 1624 morì in concetto di santo fra Arcangelo Bosio da Chivasso, caro ai concittadini; fu promotore dell’insediamento dei Cappuccini vicino alla città, ossia “alle Fontane”. Il suo ritratto venne così aggiunto sul dipinto (dx), insieme a quello di S. Francesco d’Assisi che lo presenta alla Vergine (sx). L’addizione delle due immagini sul precedente dipinto finì per ricoprire parte del profilo edilizio urbano, in particolare le mura che rinserravano l’abitato.

Della seconda fase sono stati rimessi a vista: le mani stigmatizzate di S. Francesco, ora mutato in S. Grato; quindi il caratteristico cingolo di corda dell’abito cappuccino di fra Arcangelo, ora mutato in S. Antonio abate.