L’assedio del 1705

Erano trent’anni giusti dall’ultimazione della fabbrica conventuale dei cappuccini (1675-1705), quando si giunse all’epilogo bellico nel conflitto tra il ducato di Savoia e la Francia di Luigi XIV. Le forze attaccanti franco-ispaniche iniziarono le ostilità nel ducato sabaudo fin dall’autunno del 1703, a nord del Po, Susa, Pinerolo, Vercelli, Ivrea furono occupate, e nel loro approssimarsi a Torino, dopo sei mesi di combattimenti, superarono il fronte fortificato di Verrua – Crescentino (aprile 1705). A causa della resa, il duca Vittorio Amdeo II di Savoia dovette ripiegare sulla nuova linea difensiva Chivasso- Castagneto. I battaglioni del maresciallo francese giunsero al cospetto della piazzaforte di Chivasso il 24 giugno. La vicenda dell’assedio si svilupperà fino al successivo 29 luglio per trentasei giorni, concludendosi con l’occupazione di una Chivasso devastata, ed il previsto ripiegamento austro- sabaudo su Torino.

Il convento dei cappuccini, proprio per la sua posizione lievemente elevata rispetto all’abitato di Chivasso, e disposto sulla direttrice nord-est della linea difensiva,cioè da dove proveniva l’attacco franco-spagnolo, fu coinvolto nelle operazioni belliche.

Proprio in previsione del confronto con la provata armata franco spagnola, anche nella piazzaforte di Chivasso ci si era organizzati per resistere. Tra i vari preparativi che potremmo definire do corredo, ci si preoccupò anche dell’assistenza religiosa extra-murale, cioè agli abitanti della campagna. Fin dal 18 aprile la pubblica autorità si era interessata presso i superiori religiosi competenti affinchè i frati cappuccini, che in quel tempo, nella loro legislazione non prevedevano l’ordinario ministero della confessione sacramentale, potessero eccezionalmente ricevere le confessioni dei penitenti, surrogando il clero urbano serrato nella città fortezza.

Il successivo 24, le truppe di Vendôme raggiunsero la linea fortificata, ed iniziarono a scavare trincee ” in coerenza de Cappuccini”, “Piantarono eglino tre distinte batterie di cannoni e mortai verso settentrione, una nanti il convento de PP. Cappuccini…”, e una strada coperta o trincea “dal Po fino all’abbandonata strada di Vercelli, a ponente della rovinata cappella di Loretto”. Il giorno 25 “incominciarono… cò cannoni e mortai salutare la fortezza”. Dalla fortificazione civassina si rispose al fuoco, una parte del convento, per circa un mese, si trovò sotto il tiro della difesa austro – sabauda che, in controbatteria, dal bastione San Bernardino, bersagliando la postazione cannoniera franco -spagnola piazzata davanti alla chiesa, di quando in quando colpiva il fabbricato conventuale. Fu quindi “il convento danneggiato dal sofferto assedio”, e solo nel decennio successivo, a piccoli passi, fu possibile restaurare i consistenti danni bellici con le necessarie “ristorazioni” ed anche con “sottomurazioni”.

La parte colpita del convento era il lato sud del fabbricato, quello che guardava verso la città. Quest’ala del chiostro, venne riattata intorno agli anni venti del secolo XVIII. Oggi, di quest’ala del convento ne esiste solo una piccola parte, quella che costituisce l’angolo di ponente del fabbricato. L’ala fu demolita con ogni probabilità nel periodo di assenza dei frati, al tempo della Soppressione napoleonica degli Ordini religiosi, tra il 1802 ed il 1823, e non ne rimane memoria scritta.