I frati 1639-1649

Fin dall’ 8 maggio 1640 il “sindico Gaspare Vicino”, che ospitava i frati senza casa, scrisse al Provinciale dei cappuccini, a nome della Credenza, perchè incaricasse qualche religioso esperto a visitare e valutare un altro sito, sempre vicino a Chivasso, idoneo all’erezione di un nuovo convento. La proposta riguardava una chiesa diroccata (San Martino) e l’annessa “Cassina di San Martino”, sempre sulla strada di Vercelli, ma oltre 1500 metri dalla fortificazione. I cappuccini, rifiutarono l’offerta a causa della collocazione del sito nelle bassure prossimo al punto di confluenza del torrente Orco con il Po, quindi soggetto ad alluvioni.

Giunta finalmente la pace, nel gennaio 1643 ripresero i contatti tra la Credenza ed i cappuccini. Giunse una nuova proposta, si trattava ora d’un luogo a nord est della cittadina, da cui distava “un quarto di millia in circa” (612 metri, “appresso la strada di Massè e Vercelli, nella reggione detta Gramegna…” secondo le fonti ufficiali, ma denominata localmente “alla Valaria”). Il Borla precisa che il luogo era “già degli eredi del fu Messer Domenico Bosio…, dove appunto esisteva una Cassina del fu Bolla… in vicinanza della Cappella di San Grato già propria del fu Messere Perino…, rovinata dalle guerre”. Questo Perino era figlio del fu Giovanni Battista, e padre del notaio Giorgio Bosio. Morì il 3 dicembre 1639. Evidentemente i rapporti dei frati cappuccini con la famiglia del fu fra Arcangelo non si erano allentati, così che, dopo le vicissitudini del primitivo santuario ed ospizio, furono ancora i Bosio a trovare la nuova sede per i religiosi.