I frati 1634-1639

È utile rileggere quanto ne dicono i frati stessi in un documento ufficiale del 5 febbraio 1650 “… In prima che dell’anno 1628, et in poi in progresso di tempo fornito, il convento 1° de’ frati minori capuccini di Civasso, della provincia di Peimonte, sitoato nella reggione detta di Loreto, nella strada publica di Saluge, fuori della terra o borgo di Civasso, muragliato, forte et di presidio, diocesi d’Ivrea, ad istanza et con aggiunto de’ popoli e comunità di detto luogo di Civasso, qual diede il sito di detto convento liberamente et senza alcuna riserva di dominio, come appare per scrittura authentica del sindico e consiglieri. Il qual convento, essendo lontano dalle mure della terra un mezzo quarto di millia incirca, (m 308) fu poi fatto demolire per causa e termine di guerra da’ signori francesi, che erano patroni et governavano detto Civasso; la materia del qual convento s’è transferta et si va transferando al novo…”. Da questo testo rileviamo, quanto alle distanze, la curiosità di una parziale discordanza di numeri rispetto a quanto ne riferì il Borla, nel secolo successivo. Questi, come sopra detto, la situava invece a soli 222 metri dalla fortificazione, per una diversità di 86 metri di percorso. La soluzione dell’appartente discordanza poggia su due dati: il primo è costituito dal parziale prolungamento dell’itinerario tra l’abitato e il santuario realizzato nel periodo che intercorse tra il 1640 ed il secolo successivo, quando scrisse lo storico chivassese. La variante del tracciato si era resa necessaria per adeguare allo stato dell’arte la fortificazione di Chivasso. Il secondo, ma più importante dato all’origine Pianta del convento del 1643della discordanza numerica, invece, oltre alla costituzione della fortificazione, proviene dalla considerazione che la misura corrispondente a 308 metri segnalata dalla Relazione all’Inchiesta innocenziana, dice riferimento non alla collocazione della preesistente chiesa, distante metri 222, ma a quella della successiva struttura conventuale, avviata solo nel 1628, a cui il convento verrà appunto affiancato.

Tornando alle vicissitudini dei frati nel primitivo convento, constatiamo che lo abitarono solo a partire dal 1634. A rallentarne la costruzione, avviata nel novembre del 1628, vi furono, come abbiamo già rilevato, prima l’inondazione del 1629, e quindi il tragico rinnovarsi del flagello della peste, 1630-1631. Dal 1636 al 1639 vi fu guardiano fra Giovanni da Rivalta, che fu religioso di notevole esperienza, di lui ci rimangono lettere memoriali sul periodo della grande peste, che egli visse come guardiano nel convento di Moncalieri.

Scopriamo poi che l’edificio dovette essere smantellato già nella seconda metà del 1639, a causa della “guerra dei cognati” (1639-1642) per la successione di Vittorio Amedeo I di Savoia. Nello stesso 1639, era entrato proditoriamente in Chivasso e vi si trincerò, il principe Tommaso di Savoia al comando delle truppe spagnole e tedesche del barone Sabach, sopraggiunsero quindi ad assediarlo le truppe francesi del cardinale La Valette, che bombardarono per tre mesi la cittadina. Inutilmente giunse a sua volta ad aiutare il principe, il governatore spagnolo Leganes, non aveva forze sufficienti per scalzare i francesi ben fortificati. Ci furono distruzioni e scontri violenti, specie nei borghi di San Pietro e di San Carlo, colpito anche il convento dei cappuccini.

La piazzaforte di Chivasso fu quindi ceduta ai francesi di Madama Reale, mentre si ricostruirono le difese cittadine rovinate. Il convento dei cappuccini venne fatto demolire per ordine del comandante in capo francese di Chivasso De Vines “essendo troppo vicino al presidio”.

I religiosi vi abitarono quindi per soli cinque anni, poi, alla demolizione del complesso, furono ospitati per circa dieci anni “nella Cassina del fu Messere Vicino”.

Con la demolizione della struttura conventuale, a soli undici anni dalla sua fondazione, era quindi conclusa la brevissima parabola del primo convento dei cappuccini a Chivasso. Dalla documentazione ufficiale dell’epoca sappiamo per certo non essere stato distrutto. I materiali furono trasferiti alla nuova fabbrica.