I frati 1616-1624

Tra le deliberazioni del sesto Capitolo provinciale dei frati minori cappuccini della neonata Provincia piemontese di San Maurizio martire, celebrato a Torino tra il 10 e il 15 maggio 1624, si ritrova l’accoglienza della richiesta della “Pubblica Credenza” di Chivasso di avere questi religiosi nel proprio territorio.

Ma cosa spinse l’autorità locale a richiedere i Cappuccini nel terriotorio civassino?

Dall’agosto 1566 esisteva in regione detta “delle Fontane”, lungo “l’oggidì abbandonata strada reale di Vercelli”, un piccolo santuario dedicato alla Beata Vergine di Loreto, “non distava dalla fortificazione che 72 trabucchi” (circa 222 metri). La chiesa aveva sostituito, nello stesso luogo, un precedente “pilastro che recava una divota immagine dipinta” Ricostruzione dell'antico piloneraffigurante la statua della Madonna lauretana. Il pilone votivo in questione, forse risalente al secolo XV, era curiosamente allogato nelle bassure acquitrinose. Ricordiamo che tra i titoli propri per cui si invocava la “Vergine della Santa Casa”, che passò sulle acque, risalta particolarmente l’essere considerata protettrice dalle inondazioni. Ciò fa pensare che la piccola struttura devozionale sia stata quindi appositamente eretta in quel luogo, molto fertile e, nel contempo, a rischio di frequenti esondazioni per la prossimità alla confluenza del torrente Orco nel fiume Po.

Quando il pilone divenne chiesa, nel costruire l’edificio, così direttamente esposto e vicino al tiro cannoniere della fortificazione, se ne ottenne l’autorizzazione regia (Carlo IX re di Francia) a patto che i muri “ergere si dovessero in maniera tale che facile fosse il loro atterramento” in caso l’avesse chiesto il “Supremo Comando”.

La chiesa, si deduce, dalla descrizione del Borla, la si incontrava, uscendo da Chivasso (Borgo Sant’Antonio) in direzione est, certamente sul lato sinistro della strada, con la facciata verso la via, e l’abside , opposta, protesa verso nord-ovest (possiamo ritenere corretta una sua collocazione, rispetto all’odierna topografia, sul lato sinistro di Corso Galileo Ferraris, poco superato l’Ospedale civico).

Assonometria RomitorioÈ in quello stesso tempo che il futuro prevosto della Collegiata “il dottore in ambe le leggi Giuseppe Bra procurò far formare una statua in basso rilievo” in sostituzione del pilastro ormai deperito. Fino al 1614 custodiva la chiesa, con l’autorizzazione della Credenza, un “romito” di cui non rimane nome, alla sua morte gli successe il nobile Giovanni Matteo Bosio, figlio di Giacomo, illustre chivassese. Il giovane Bosio professò quindi tra i Cappuccini nel 1615, assumendo il nome di “fra Arcangelo da Chivasso”. Successivamente questi, con il concorso della Credenza che fin dal 1616 “sborsò 460 fiorini”, s’impegnò a costruire un romitorio più grande, con il posto per 6 religiosi, denominato dai frati “ospizio”. L’edificazione di tale struttura in realtà potè essere avviata solo nel 1622, per il succedersi della prima guerra di successione al ducato di Monferrato (1612- 1617) e, quindi, della conseguente pestilenza del 1617.

L’esperienza intessuta insieme dai civassini e dai frati nel periodo 1616-1624 è certamente segnata inpositivo dall’entusiasmo della fondazione quindi, per la testimonianza marcata di fra Arcangelo e dei suoi primi collaboratori, quanto caratterizzata, in negativo, delle privazioni imposte per il succedersi delle guerre e, ancora, dal contagio della peste del 1617. Dentro queste tragedie corrispondeva, per i frati, la difficoltà ad “attecchire” nell’area chivassese, non pochi erano infatti gli ostacoli politici e diplomatici al loro radicamento.

Con la pace e la sicurezza si faceva intanto più intenso il transito di Cappuccini che muovevano soprattutto da e per gli importanti conventi di Torino, Vercelli, Ivrea e Biella. Fino al 9 maggio 1624, quando i frati Cappuccini accettarono l’incarico di occuparsi del piccolo santuario, lo statuto del luogo era quindi quello di essere semplicemente un tetto per i frati Cappuccini in transito, tetto annesso a quella chiesa che i religiosi frequentavano volentieri dal 1616 ed in cui abitualmente officiavano dal 1618.Ospizio

Fra Arcangelo Bosio, intanto era morto il 1 di maggio, al sepoltura ebbe luogo il seguente 2 nella stessa chiesa di cui eran stato custode, “chiamato all’eternità in ottimo concetto”, oltre ai confratelli Cappuccini e a numerosa folla presenziava il Preposit, Teologo Don Giovanni Battista Valle, dei consiglieri di Candia.

L’ ospizio, nel contempo, fu ultimato: “lo ersero per intiero nel 1624 sopra la riferita strada in facciata d’essa chiesa”, ed i religiosi lo poterono abitare.