Complesso di oggi

Il Convento di oggi

Premessa

Prima di descrivere gli ambienti dell’attuale convento è indispensabile puntualizzare un elemento: affermare che l’attuale casa conventuale sia una struttura nuova è quanto mai errato, poichè l’edificio in questione, cioè quello che noi possiamo oggi vedere, non è altro che un rimaneggiamento, per certi aspetti sostanziale, della precedente struttura, cioè quella fondata nel 1643. A Chiostroquesto punto è altrettanto utile inquadrare a livello storico il perché degli interventi di ristrutturazione e consolidamento degli edifici, sia chiesa sia convento, dal momento che, come precisato per il complesso “alla Valaria” del 1643, le due strutture si compenetrano, formando un unico edificio. I frati, ritornati inseguito all’abolizione delle “Leggi Siccardi” negli anni ’80 del XIX secolo, si trovarono con gli edifici molto degradati, necessitanti di urgenti interventi, in particolare, di carattere statico. Difatti, la struttura conventuale, nella fattispecie ciò che rimaneva della foresteria (eliminata nel primo ventennio dell’800), aveva subito gravi danni a causa della falda acquifera che scorreva a pochi metri sotto le sue fondamenta: se da un lato l’approvigionamento dell’acqua era garantito continuamente, dall’altro le strutture risentivano pesantemente dell’instabilità del terreno. Fatti i dovuti ragionamenti, e consultati i superiori della Provincia, i frati decisero di intervenire con un due progetti: uno di rinnovamento della chiesa, l’altro di riattamento e consolidamento del convento. I due progetti tengono conto della componente statica, e molto probabilmente sono opera della collaborazione dell’Ingegnere Mottura e di un frate architetto. A livello generale si può affermare che le misure esterne massime sono rimaste inalterate, così come l’altezza dell’edificio, rispetto la fondazione del 1643, così la maggior parte degli ambienti interni non ha risentito significativamente delle modifiche.

Questioni tecniche all’origine degli interventi

Come si evidenziava nella premessa, l’intervento sul convento interessa soprattutto l’ala sud, ovvero ciò che rimaneva della vecchia manica del chiostro e foresteria. Circa sessant’anni prima, al ritorno dopo la Soppressione Napoleonica, i frati decisero di intervenire per demolire buona parte della manica a causa della falda acquifera che scorreva a pochi metri sotto la fondamenta, ma che per ragioni statiche decisero di mantenere in piedi le estremità, cioè quelle a diretto contatto con le altre parti dell’edificio. ConventoAl ritorno dalla seconda soppressione negli anni ’80 del ‘800, cioè quella voluta dalle “Leggi Siccardi”, i frati decisero di eliminare anche le ultime porzioni della manica sud della struttura conventuale, poiché anch’esse risentivano pesantemente della precaria condizione del suolo, e di intervenire, quasi forzatamente, sulle strutture direttamente interessate. A questo punto, per capire meglio la condizione, è necessario pensare ad un edificio concepito e costruito con quattro elementi (maniche), che, così realizzato ha un sua resistenza e ha una sua staticità, poiché i pesi e i carichi delle strutture sono stati opportunamente distribuiti su tutte le quattro maniche. Venendo a mancare parzialmente una di queste, e successivamente completamente, i carichi e gli sforzi delle strutture viene a modificarsi, e a concentrarsi in particolari zone, che risentono notevolmente del cambiamento, quindi cedimenti e crepe. Fu quindi necessario intervenire sulle fondamenta di ciò che rimaneva per rinforzare la struttura, e anche sulla chiesa, in apparenza non particolarmente interessata, fu invece studiata e realizzata tenendo conto della particolare situazione. A tal proposito si possono notare, nella parete interna sud della chiesa, una serie di crepe imputabili al cattivo scarico delle forze. Al termine dei lavori di riattamento e consolidamento abbiamo un edificio conventuale a tre maniche, un chiesa larga quanto la precedente ma più lunga di qualche metro, che deve per forza di cose, autosostenersi per non andare ad appesantire il convento. Il progetto sembra funzionare molto bene, dal momento che il complesso resiste da oltre cento anni.

Modifiche dei locali

Oltre ad aver eliminato definitivamente la manica della foresteria, i frati sono intervenuti in più punti dell’edificio. Innanzi tutto si è provveduto ad eliminare la piccola cucina e il piccolo refettorio, così come i due parlatori e la scala accanto al coro. Quella parte dell’edificio è stata dotata di tre parlatori, in corrispondenza delle finestre sul lato nord, con gli ingressi sul nuovo corridoio che si è formato tra i medesimi e la parete che dà sul chiostro. Di tutte le porte che che c’erano per andare nel chiostro solo una è rimasta, cioè quella che conduce al refettorio grande. In compenso ne è stata aperta una in corrispondenza del secondo arco del corridoio del chiostro con orientamento nord – sud. Per quanto riguarda il corpo di fabbrica che conteneva i servizi igienici, si può affermare che, con l’arrivo dell’acqua corrente e degli scarichi fognari, è stato distribuito in altri ambienti, quindi i locali sono stati abbattuti. La scala di servizio che dalla cucina portava al primo piano, ha fatto posto ad un ambiente di servizio più ampio, anche a causa della riduzione della dispensa. Questo nuovo ambiente metteva in comunicazione la grande cucina e la stanza adiacente a nord, ora divenuta piccolo refettorio. Riassumendo, possiamo dire che tutte le stanza adibite a vita comunitaria, refettori e cucina, si trovano tutti a ad ovest mentre i tutti i parlatori si trovano tutti sul lato nord.

La Chiesa di oggi

Premessa

L’attuale chiesa della Madonna di Loreto, contrariamente a quanto ipotizzato, non è stata eretta sul luogo che ospitava il precedente tempio, bensì la chiesa antica ha subito una profonda trasformazione strutturale tanto da farla diventare l’attuale. In cosa è cosistita la trasformazione? Sommariamente si può dire che l’altezza interna è stata elevata di alcuni metri, i tramezzi e la vecchia ripartizione spaziale interna è stata eliminata ed è stata allungata tanto da inglobare il vecchio pronao. Detto ciò è errato parlare di una rifondazione, ma più semplicemente si può affermare che la chiesa è stata oggetto un “aggiornamento” strutturale. Il rinnovamento delle strutture, della chiesa ed del convento è stato avviato, nel 1897, per iniziativa di padre Raimondo da Villafranca. Il disegno del Santuario, di chiara matrice eclettica, è dell’Ingegner Mottura.

Facciata dell’edificioFacciata della Chiesa

La facciata rivela il carattere prettamente eclettico dell’edificio. Su una superficie stereometrica larga quanto l’interno edificio (comprensivo di navata e nicchie laterali) delimitata da due lesene si appoggia un avancorpo neoclassico di matrice rinascimentale composto da un ordine unico: quattro paraste binate in stile ionico sollevano da un basamento e sorreggono una trabeazione con architrave tripartito ed il cui fregio continuo riporta l’invocazione alla Madonna di Loreto; la trabeazione è a sua volta sormontata da un timpano istoriato con rilievi in stucco. Tra i binati di paraste si apre un arco attraverso cui si accede all’ingresso principale della chiesa. Le membrature tra le paraste sono state trattate in modo da simulare una giacitura di blocchi ad una testa.

L’interno dell’edificio

Interno della ChiesaL’edificio si sviluppa longitudinalmente ed è ad aula unica. La volta a botte in laterizio è impostata su troconi di architrave che scaricano il peso su false colonne di stile ionico; le colonne collaborano staticamente con i setti murari che fanno da pareti agli altari minori che circondano le pareti interne dell’edificio; le unghie che coprono queste nicchie generano così la frazione dei vari architravi perimetrali. Le pareti perimetrali risultano così scandite dall’alternarsi degli altari minori e di aperture meno larghe incorniciate dalle false colonne e dagli architravi. La superficie liscia delle colonne illude l’osservatore della presenza di scanalature generate in realtà da un gioco di chiaroscuri dipinti; il trompe l’oeil ritorna anche sulla parete del presbiterio suggerendo la curvatura di un’ abside in realtà inesistente. L’illuminazione naturale è permessa dalla presenza di finestroni ellittici e da vetrate policrome circolari di dimensioni minori che si alternano lungo le pareti perimetrali maggiori; due finestre rettangolari invece illuminano il presbiterio dai lati. Una notevole quantità di stucchi a carattere floreale è simulata sulla volta nella quale spicca il notevole affresco della volta realizzato da Luigi Morgari.Dipinto della Volta

Ambienti e opere

Nel presbiterio venne ricollocato l’antico altare maggiore neoclassico, costruito come è da regola per i Cappuccini in legno sapientemente intagliato, su cui venne posta nel 1643 la statua lignea della Vergine di Loreto e nel 1756 il prezioso tabernacolo in essenze pregiate, ottone dorato ed avorio attribuito all’ ebanista reale Pietro Piffetti. Dietro il presbiterio si trova l’antico coro rimasto immutato, da un punto di vista strutturale, dalla sua fondazione nel 1643. Circa le decorazioni e il mobilio c’è da evidenziare la realizzazione ex-novo, su stile rinascimentale, dei seggi e del badalone, e la collocazione sulla parete del presbiterio di un grande quadro raffigurate la Vergine.