Tabernacolo dell’Altare Maggiore

di Luca Isella e e Giancarlo Ferraris

“Ha base poliedrica scandita da quattro volute a mezza balestra che inquadrano il ciborio che è chiuso da una portina intarsiata in avorio inciso su di una base di tartaruga con una scena che riproduce un’ara sacrificale con l’Agnello Mistico, che ritroviamo col medesimo disegno al centro del paliotto del Quirinale, qui appoggiata su di un arco di roccia sui fianchi del quale vi sono, uno per parte, due angioletti, mentre al di sopra vi è una nube da cui scendono quattro raggi e sulla quale c’è un altro angioletto con un gruppo di quattro cherubini.Tabernacolo del Piffetti

Sulla base poggiano, tramite dei cubi in bosso, avorio e tartaruga, quattro colonne cilindriche rastremate verso l’alto rivestite di violetto, avorio e tartaruga che terminano con un capitello corinzio, mentre la parte di fondo del tempietto è scandita da quattro colonne piatte simili alle precedenti che lasciano due campi laterali lastronati con bosso, avorio e tartaruga ed un campo grande di fondo lastronato in palissandro su cui sono intarsiati in avorio talvolta combinato con bosso due paraste ai fianchi che reggono sull’alto dei motivi rocailles che fanno arco, mentre dal centro della parte inferiore parte un altro motivo rocailles che termina in una complessa conchiglia quintilobata dal cui culmine escono tre spighe di grano con le loro foglie.

Su tutto poggia una cupola a tre navate intarsiata nei cieli in avorio su fondo di essenza a motivi di rosette tipiche del Piffetti.

La cupola è formata da otto specchi rastremati verso l’alto, quattro larghi il doppio degli altri, e sui quali è intarsiato in avorio e bosso un motivo a rocailles, mentre sugli specchi più stretti si sovrappongono dei motivi in legno scolpito e dorato che formano come una corona.

Tabernacolo del PiffettiSul culmine della cupola si trova una mezza sfera di essenza attorniata da due motivi ad ali in legno scolpito e dorato, sfera che porta la centro come un bottone d’avorio rotondo da cui dipartono sei punte in avorio intarsiato. Sopra la mezza sfera si innalza una croce mauriziana in avorio”.

(da: GIANCARLO FERRARIS, Catalogo delle opere di uso religioso pubblico o privato progettate ed eseguite da Pietro Piffetti ebanista torinese del XVIII secolo, Antiquari a Stupinigi, l’Artistica Savigliano 2004, pp. 34-35).

L’immagine appare in realtà una compilazione di due diversi testi biblici scelti tra quelli che la teologia cattolica riferisce anche all’Eucaristia, testi che possiamo leggere sinteticamente come il dono divino del Sacrificio che nutre la vita della chiesa, nuovo Israele.

Il testo biblico centrale rinvia al Apocalisse capitoli 5 e 6, dove viene presentato in gloria, sull’altare, Cristo, l’Agnello immolato e vittorioso, che possiede il libro dei sette sigilli, al centro della corte celeste che giudica e ricapitola la storia. E’ inoltre leggibile la raffigurazione dell’altare delle dodici pietre eretto dal profeta Elia sul Monte Carmelo, in corrispondenza del numero delle tribù dei figli di Giacobbe, come in 1° libro dei Re, capitolo 18, 30-32. Il sacrificio gradito a Jahweh, che conduce così alla fede il suo popolo, versetti 36-39. Altri antichi riferimenti alle dodici pietre dell’altare del Signore li troviamo già nel libro dell’Esodo, 24, 4, per decisione di Mosè sul Sinai, e quindi nel libro di Giosuè, presso il fiume Giordano, 4, 3-9; 20-24.

La presenza di Dio è raffigurata dalla luce che esce dalla nube, nota figura indicante l’azione divina, e ancora, sette sono gli angeli presenti, come in Apocalisse 1,20. Le dimensioni del manufatto sono: altezza complessiva cm. 198, di cui 46 per il solo tabernacolo, larghezza cm. 83 e profondità cm. 57. Dal settembre 1949 contiene un tabernacolo di sicurezza in acciaio e oro, apribile anche nel retrostante coro dei religiosi.