I 7 anni e 10 mesi di Benedetto XVI

Oggi Benedetto XVI lascia il Soglio di Pietro. Quanto è durato il suo pontificato?  

Sette anni, 10 mesi e 9 giorni. Se il pastorale-mediatico Wojtyla è stato il Papa dei gesti storici, il teologo Ratzinger lo è stato della parola. Soprattutto scritta, con i tre libri su «Gesù di Nazaret» che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo e tre encicliche stampate anch’esse in milioni di copie. Benedetto XVI ha tenuto fede al suo motto episcopale: «Collaboratore della verità». Un’enciclica sul tema della fede (annunciata ufficialmente dalla Sala Stampa della Santa Sede) avrebbe dovuto essere pubblicata a conclusione delle celebrazioni per l’Anno della Fede. Resterà invece nel cassetto. Un Pontefice scrittore ma anche capace di predicare alle folle. Quella di ieri, l’ultima di Joseph Ratzinger, è la 348° udienza generale. Incontri con fedeli e pellegrini, quelli del mercoledì mattina in piazza San Pietro o nell’Aula Paolo VI in Vaticano, che hanno radunato in totale 5.116.600 fedeli (dall’aprile 2005 al 27 febbraio 2013). 

Qual è stato il centro del suo Magistero?  

I valori non negoziabili. L’espressione, pronunciata nel discorso ai parlamentari del Ppe del marzo 2006, è una declinazione della sua idea che esistano valori irrinunciabili espressa nella «Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica». Un documento centrale nella storia della Chiesa Cattolica di questo inizio di millennio, redatto nel 2002 a cura dell’ex Sant’Uffizio sotto la guida dello stesso Ratzinger che poi ne ha ripreso e sviluppato i contenuti negli otto anni del suo pontificato. Benedetto usa questa formula (riferendosi alla promozione della vita umana dal suo concepimento fino alla fine naturale, alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, all’educazione dei figli) per indicare la soglia morale al di sotto della quale nessuno secondo la Chiesa deve scendere, il nucleo etico di cui singoli e organizzazioni civili non possono disporre dal momento che esso è iscritto nella stessa natura. 

È stato un Papa «globetrotter»?  

Sì. Ha compiuto 24 viaggi all’estero e una trentina in Italia, percorrendo oltre 160 mila chilometri. Certo non sono cifre paragonabili a quelle di Giovanni Paolo II, che si recò 104 volte all’estero e 146 in Italia, ma Karol Wojtyla era stato eletto a 58 anni. Un confronto quello con il predecessore, da lui beatificato il 1 maggio 2010, che ha accompagnato Joseph Ratzinger nel suo Pontificato, ma del quale egli non si è in realtà mai preoccupato. Alla domanda se vivesse come un problema il fatto di non avere le caratteristiche di Papa Wojtyla, posta dal giornalista tedesco Peter Seewald, Benedetto XVI rispose: «Mi sono semplicemente detto che sono quel che sono. Non cerco di essere un altro. Quel che posso dare do, e quel che non posso non cerco nemmeno di darlo». 

Ha sperimentato sul web?  

Sì. Ha varato il 12 dicembre scorso il suo profilo Twitter con oltre due milioni di follower. Ma ora il nuovo strumento di comunicazione del Papa dovrà per forza fermarsi con la sede vacante. L’account in nove lingue sarà bloccato, dopo due mesi e mezzo di attività, in corrispondenza con la rinuncia di Benedetto XVI al soglio pontificio. Silenzio assoluto dopo l’«extra omnes» e la chiusura delle porte della Cappella Sistina. E per sentire «cinguettare» nel palazzo Apostolico bisognerà attendere l’elezione del nuovo Papa, che dovrà decidere se e come utilizzare l’eredità 2.0 di Ratzinger.  

Come sarà ricordato?  

Il Papa della purificazione. Che ci fosse la «sporcizia» nella Chiesa, lo aveva denunciato poche settimane prima di essere eletto, durante la via Crucis al Colosseo. Che la «bellezza» annienti la sporcizia e sveli la «verità», sembra uno dei segreti della forza di Ratzinger. Il riformatore Benedetto XVI è stato anche, suo malgrado, il Papa di Vatileaks. E celebrando le ceneri all’inizio della quaresima, due giorni dopo aver annunciato la rinuncia al pontificato, ha denunciato le «colpe» contro l’«unità» della Chiesa, gli «scandali» e l’ipocrisia di chi è pronto a «stracciarsi le vesti» per i peccati degli altri senza assumere la responsabilità dei propri. Concludendo il ritiro di quaresima con la Curia, sotto i mosaici rosso vivo, blu cobalto, e oro della cappella Redemptoris Mater, ha commentato che il «maligno» vuole sempre «sporcare la creazione per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verità e la sua bellezza». 

Il suo testamento spirituale?  

In un mondo in cui tante ideologie, come il marxismo e l’illuminismo, hanno sperimentato lo scacco del fallimento, occorre rimettere al centro Dio. Nell’enciclica «Spe salvi» il Papa elenca le speranze terrene fallite, perché hanno preteso di portare la giustizia tra gli uomini senza Dio. «Un mondo che si fa giustizia da solo è un mondo senza speranza», afferma Benedetto XVI. L’errore fondamentale di Marx è stato di dimenticare l’uomo e la sua libertà. «Credeva che una volta messa a posto l’economia tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo». L’ateismo dell’era moderna ha provocato «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia».

[a cura di Giacomo Galeazzi – da La Stampa del 28/2/2013]